Sanremo scende dal palco dell’Ariston e si getta nella rete

Sanremo scende dal palco dell’Ariston e si getta nella rete

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“Sanremo è Sanremo”: un payoff al limite del populista che parla della nostra italianità.

Eppure è vero, Sanremo è sempre Sanremo e che piaccia o no, tutti ne parlano... soprattutto in rete!

I primi e rudimentali effetti della comunicazione mediatica si ebbero già dai tempi di Nilla Pizzi, che con la storica “Grazie dei fiori” vinse il primo Festival ed entrò nelle case degli italiani, ai tempi in cui una sconosciuta non si riceveva dopo cena.

Oggi, i personaggi televisivi sono anche i protagonisti del web e del mondo dei social. Lo sappiamo bene noi di Velvet, che siamo sempre più vicini al mondo dei riflettori, e curiamo i social di personaggi come Simone Rugiati e Roberto Farnesi.

La TV non può prescindere dai social e viceversa.

Anche Sanremo si lascia alle spalle l’aria vintage e tradizionale, rinnovandosi e sbarcando prepotente sul web. Mai come quest’anno, la rete brulica di conversazioni incentrate sulla kermesse.

Non è un caso che il Festival si apra tra interviste e social media, con una carrellata di clip in cui i cantanti si raccontano tra paure, desideri e social media.

Un esempio di storytelling digitale che mira al racconto della verità. L’artista si spoglia del suo ruolo mostrando l’immagine social. Il volto in primo piano, il racconto in sottofondo e un tweet o un video come spaccato di verità.

Sanremo si rinnova e mette i social al centro. La rete premia questa scelta e risponde decisa.

La formula “divano e Sanremo” è ormai obsoleta e i gruppi di ascolto si spostano dai salotti alle chat. Si apre una conversazione virtuale che permette ai protagonisti di interagire con spettatori tutt’altro che passivi. Il cantante twitta, il web risponde e prende forma un dialogo crossmediatico che frantuma lo schermo del tubo catodico.

Gli hashtag si sprecano e non mancano i “fenomeni” collaterali, infondo ogni evento mediatico ne ha almeno uno!

Il tormentone attira l’attenzione e si incide nella mente come note su vecchi vinili.

Quest’anno il web si concentra sul giallo Vessicchio: dov’è finito il maestro? La rete non si da pace, Beppe è il grande assente ingiustificato. L’#uscitevessicchio invade i social, accompagnato da immagini, gif e azioni di real time marketing basate su attività di newsjacking che renderebbero Scott tremendamente orgoglioso del Made in Italy.

La più interessante? Quella di Montenegro! Ma di questo, parliamo domani.